Vita da Clown – Testimonianza di una collaboratrice didattica

Vita da Clown

“[…] HO TENTATO DI RENDERE LA MIA VITA STESSA UNA VITA BUFFA. NON NEL SENSO IN CUI SI USA OGGI QUESTA PAROLA, MA NEL SENSO ORIGINARIO. “BUFFO” SIGNIFICAVA BUONO, FELICE, BENEDETTO, FORTUNATO, GENTILE E PORTATORE DI GIOIA. INDOSSARE UN NASO DI GOMMA OVUNQUE IO VADA HA CAMBIATO LA MIA VITA”.
– PATCH ADAMS –

E’ da un po’ di tempo che sono tornata in territorio italiano. Situazione lavorativa a parte (non soffermiamoci su questo assurdo capitolo), devo dire che mi sento a casa. Mi sono mancate molte cose di questo incredibile paese. Incredibile sia nel bene che nel male.
Ma la cosa che mi era mancata di più è stato essere ufficialmente “clown“. Sì, perché comunque lo sono sempre. Assurdamente maldestra, spesso e volentieri con la testa per aria (molto in aria… ).
Sono tornata ad essere un clown di corsia, ebbene sì, sono un clown a tutti gli effetti.

Fare il clown di corsia è un’esperienza meravigliosa. Ma non per il motivo che pensano tutti quando mi dicono “ma che brava”, “fai del bene”,.. bla bla.

La clown terapia è meravigliosa, soprattutto per chi la fa. Ovvero per me.

Basta indossare un naso rosso e subito divento me stessa, posso fare quello che voglio: abbracciare le personeentrare in sintonia con loro in un nanosecondo, essere sfacciata.. mi trasformo all’improvviso. E, soprattutto, è fantastico notare come anche le persone più serie non possano resistere al fascino del clown.

Essere clown è una continua magia. Nessuna regola sociale è più valida. Un clown vince sempre. Non esistono figuracce, non esiste vergogna. Un clown si emoziona, si mette in gioco, si buttaride di sé, si prende in giro, conosce i propri limiti e li rende un punto di forza, ride con gli altri, tira in mezzo, valuta la situazione e, se è il caso, si fa da parte.

Un clown è sincero, non finge. E’ semplicemente vero.

Se ancora siete indecisi se la clown-terapia funzioni davvero, vi tolgo io ogni dubbio.

Sì, funziona.

E lo dico perché io, molti anni fa l’ho provata sulla mia pelle, quando ero dalla parte opposta, quella più difficile. Ho incontrato questa clown per una mezz’oretta e lo ricorderò per sempre. Tant’è che sono qui ora a parlavi di me, più precisamente di Michetta, il mio clown (che poi sono sempre io eh).

Sfatiamo l’altro mito del clown “che deve far ridere“. No. Lo scopo non è far ridere. O meglio, se fa ridere anche meglio ma….

..lo scopo, dal mio modestissimo punto di vista, è quello di far dimenticare per 20-30 minuti a chiunque si abbia di fronte, la propria malattia. E, molto spesso, sono così coinvolta che me ne dimentico anche io. Infatti io non vado a conoscere persone malate, io vado a conoscere persone.
Persone fantastiche, persone che fanno loro volontariato a me. Persone che lottano ogni giorno a testa alta. Persone che sorridono nonostante tutto. Che ti coinvolgono, che si lasciano coinvolgere.

Da pochi mesi ho iniziato ad andare nel reparto di Oncologia Ortopedicadell’ospedale Pini di Milano. Come si può un po’ capire è un reparto un po’ particolare, ovviamente, perché anche se non sappiamo nulla della situazione di chi incontriamo, sappiamo che sono lì.. nel reparto di oncologia del Pini.

Rimango sempre meravigliata dall’energia che mi trasmettono questi bimbi ed ex-bimbi quando mi vedono. Loro aspettano tutta la settimana i clown, aspettano me, che vado li da loro a trovarli. Improvvisiamo una canzone, proviamo a fare magiesenza riuscirci, insceniamo una partita di tennis immaginaria, ideiamo una ricetta schifosissima dentro un cappello a forma di pollo,…

Alcune volte la situazione è un pochino delicata, e allora entriamo in punta di piedi, lasciamo un palloncino e salutiamo sottovoce.. ci facciamo piccoli piccoli per non intralciare il loro dolore.

Ma la clown terapia non è solo ospedali e case di risposo. E’ essere parte di qualcosa. Di una famiglia (molto, molto allargata), piena di energia e persone incredibili (il più delle volte con qualche rotella fuori posto).

E devo dice che.. in tutto questo marasma che è la mia vita, io mi sento del posto giusto.

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GIORGIA MARINELLI

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